VIDEO – “Compravendita di voti”, lo sfogo del pentito su Cesaro

VIDEO – “Compravendita di voti”, lo sfogo del pentito su Cesaro

10 Giugno 2020 Off Di Redazione

SANT’ANTIMO – «Mi convocò Luigi Cesaro, che mi diede diecimila euro per effettuare gli acquisti di schede elettorali. Poi tenne a farmi alcune raccomandazioni: mi disse di controllare il lavoro dei galoppini, ma anche di verificare la corrispondenza dei soldi investiti, scheda per scheda, e i voti portati a casa». 

Accuse pesanti al senatore di Forza Italia Luigi Cesaro, dal parte del pentito di camorra Ferdinando Puca. 

È lui ad aggiungere dei particolare su quello che definisce il sistema «elettorale» di Luigi Cesaro: «il senatore insisteva su un punto importante: bisogna controllare la corrispondenza di soldi e voti, secondo le modalità concordate, perché è questo il motivo che spinge i politici a rivolgersi alla camorra». 

E se i conti non tornavano? Punizioni esemplari verso coloro che non avevano rispettato il patto utilizzando quasi sempre metodi violenti, anche in questo caso con il benestare dallo stesso senatore, stando al pentito che ricorda l’incontro in casa di Luigi Cesaro per le comunali del 2011: «Mi disse che dovevo comprare le schede elettorali con i 10mila euro che mi diede, dovevamo poi controllare se qualcuno vendeva due volte il suo voto e dovevamo picchiare se qualcuno non rispettava i patti.»

I Cesaro avevano persone nei seggi, poi c’erano i galoppini che prendevano dieci euro, mentre il voto costava 50 euro per ogni elettore.»

Il pm insiste e vuole “vederci chiaro” e chiede se questi accordi fossero stati concordati direttamente con Luigi Cesaro: «Assolutamente sì. E siccome la campagna elettorale andò bene, Antimo e Luigi Cesaro mi ricompensarono dandomi 35mila euro, che io divisi con Pasquale Verde, alias ‘o cecato». 

I Cesaro (già in cella nel corso dell’inchiesta sul Pip di Marano), a proposito delle denunce firmate in questi anni dai tre fratelli imprenditori del politico: «Dicono di essere vittime del racket – insistono i pentiti – ma sono loro i veri carnefici» – continua il pentito.

Agli atti delle verifiche dei Carabinieri del Ros, dal 2017 al 2019, sono diversi gli episodi di intimidazione nei confronti di dirigenti e consulenti nominati dal primo cittadino Aurelio Russo sindaco di Sant’Antimo del centro sinistra in carica fino a luglio 2019.

Messaggi, azioni violente che vengono ricondotte a Francesco Di Lorenzo, Luca Antimo, Giuseppe Di Domenico, Nello Cappuccio, ritenute responsabili di una escalation di intimidazioni: come le bastonate alla schiena inferte a Santo Maisto, dipendente dell’ufficio tecnico del comune che riveste la carica di geometra, costretto a rinunciare all’incarico pubblico nel settore urbanistica; la «imbasciata» fatta per lo stesso motivo al geometra Giuseppe Carola («vengo ad uccidere te, tua moglie e tutta la famiglia»); per arrivare poi alla telefonata alla madre di Anna Cavaliere, nominata consulente dalla giunta Russo, dopo le elezioni del 2017: «Signora, date un consiglio buono a vostra figlia… ditele di non tornare più a Sant’Antimo, altrimenti le diamo due botte dietro…». 

Ed è in questo scenario che sarebbero stati anche raggiunti alcuni consiglieri comunali per indurli a votare la sfiducia alla giunta Russo, con metodi gestiti sul solito binario: da un lato intimidazioni, dall’altro soldi (6000 euro a consigliere) per corrompere esponenti politici.
Centinaia di intercettazioni agli atti, ce n’è una che risale al nove febbraio del 2018, nel mobilificio di Di Lorenzo: in questo caso, Luigi Cesaro avrebbe chiesto a Corrado Chiariello di sostenere la candidatura al Senato di Flora Beneduce, in uno scenario scandito – scrive la pg – dalla solita prassi clientelare.